Novità Editoriale – I paramenti della Pieve di Gussago Dal Settecento all’Ottocento: vicende storiche e modelli

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Novità Editoriale della Prepositurale
Pievana Santa Maria Assunta – Gussago
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Sara Vittorielli
I paramenti
della Pieve di Gussago
Dal Settecento all’Ottocento:
vicende storiche e modelli

Prenotatelo presso la segreteria Parrocchiale

 

 

Nel campo della tutela dei beni culturali anche i beni ecclesiastici hanno sofferto della mancanza di conoscenza, nonostante le numerose disposizioni canoniche in merito. Tralasciando gli aspetti architettonici degli edifici, visibili ai più, e il valore intrinseco materiale delle oreficerie, più conosciuto, il patrimonio che più ha accusato i cambiamenti culturali e di gusto è quello tessile. Il costume consolidato di conservare tutti i beni culturali ecclesiastici in quanto coinvolti nelle funzioni liturgiche e negli atti di culto, perciò trattati con grande rispetto e venerazione, implicava la loro manutenzione e conservazione senza che questa dovesse essere sottolineata. Ne consegue che la manutenzione periodica è sempre stata fondamentale per la conservazione del patrimonio, di qualunque natura esso sia. Il Concilio Vaticano II si occupò infatti non della conservazione del patrimonio culturale, considerato cosa ovvia, ma della sua rispondenza alla liturgia e al dialogo con l’arte contemporanea e nel caso dei tessili che riscoprissero l’essenzialità della loro funzione legata all’aspetto simbolico. L’aggiornamento della liturgia della chiesa alla contemporaneità attuato dal Concilio eliminò di fatto l’utilizzo di alcuni paramentali, che usciti dal circuito liturgico ne subirono da subito la mancata manutenzione periodica, decretandone in molti casi il degrado; la manutenzione e la conservazione fine a se stessa, non in vista dell’uso periodico, era infatti una novità non prevista e onerosa, perciò spesso accantonata o non eseguita con la opportuna frequenza. La grave situazione dei beni culturali ecclesiastici, dovuta in parte al mancato rispetto delle disposizioni ecclesiastiche e a una carenza di cultura specifica degli addetti, è rilevata già nel 1971, pochi anni dopo il Concilio, dalla Congregazione per il clero Opera Artis e ribadita vent’anni dopo nella Circolare della Pontificia Commissione per la conservazione del patrimonio artistico e storico della chiesa, la Somma Diligenza del 15 giugno 1991.
Gussago è situato nella provincia bresciana, a ovest verso il lago d’Iseo e all’inizio della Franciacorta; la sua Pieve fu per secoli punto di riferimento per la gente e i parroci di tutti i paesi vicini e l’ambiente ha contribuito nei secoli a farne un paese ambito dall’aristocrazia bresciana, che vi ha costruito case e palazzi di villeggiatura. Sebbene geograficamente Brescia sia più vicina a Milano che a Venezia, per comprendere la cultura bresciana sono da tener presente i tre secoli di dominio politico veneto, uniti alla giurisdizione della diocesi milanese. La classe dominante, sia in ambito politico che religioso, fu in quei secoli sempre rappresentata da veneziani e il culmine di tale potere lo si può identificare nell’arcivescovo Angelo Maria Querini, che dal 1727 fuse in sé il potere politico marciano e quello religioso ambrosiano e romano, rendendo Brescia un centro culturale di respiro europeo. I paramentali della diocesi di Brescia, compresa la pievania gussaghese, rispecchiano difatti la circolazione di idee e del gusto, che dalla fine del XVI secolo, dopo i decreti di Carlo Borromeo, andranno sempre più a caratterizzarsi per l’uso ecclesiastico, di pari passo con le innovazioni tecnologiche apportate alla lavorazione a telaio in ambito soprattutto francese. I paramenti della prepositurale di Gussago rispecchiano l’evolversi del gusto nelle decorazioni con produzioni che valicano i confini strettamente bresciani e risentono sia dello stile veneziano che di quelli europei, soprattutto lionese, pur essendo probabilmente provenienti da manifatture locali. Si può dire del resto che ogni prevosto abbia voluto, volontariamente o meno, lasciare la sua eredità incrementando il tesoro tessile della prepositurale. Gussago ha goduto fortunatamente nei secoli della presenza di prevosti culturalmente molto attivi e capaci di riconoscere, conservare e trasmettere il patrimonio tessile conservato nella prepositurale e nelle chiese sussidiarie. Attraverso i documenti legati alle visite pastorali si è ricostruita perciò la genesi del patrimonio e l’evoluzione della sua composizione, senza trascurare la possibilità di rintracciare la presenza negli inventari dei paramentali rimasti e di valutarne tipologie e stato di conservazione. Nello specifico l’indagine svolta ha preso inizio dalla campagna fotografica volta a conoscere tutti i paramenti (escludendo volontariamente tutti i camici, gli amitti e le casule contemporanee) della prepositurale pievana di Santa Maria Assunta, nella cui sacrestia sono stati radunati in tempi recenti anche i paramenti delle chiese sussidiarie. Da questo primo approccio sono emersi centottantasette manufatti di vari colori databili tra il primo Seicento e l’inizio del Novecento, che sono poi stati comparati con l’ultimo inventario redatto nel 2008 dalla diocesi di Brescia, riscontrandone numerose incongruenze. L’inventario diocesano è stato compilato dividendo per tipologia i manufatti e ha escluso tutti i paramenti in damasco (nonostante alcuni fossero chiaramente settecenteschi), tutti i paramenti neri, parte degli stendardi e tutte le tovaglie d’altare, ma ha registrato alcuni paramentali non rinvenuti in questa indagine: mancano infatti tutti i paramenti relativi alla chiesa sussidiaria di San Vincenzo Ferreri e pochi elementi, come veli da calice e stole, abbinati ad alcune pianete e che in tutta probabilità sono stati posti in altro ambiente. Dall’archivio parrocchiale sono emersi inventari a partire dalla fine del XVII secolo e alcuni carteggi e contratti con due negozi bresciani. Nonostante la mole di documenti rinvenuti non è stato possibile associarvi con certezza i paramentali presenti in sacrestia; troppo generiche infatti sono risultate le descrizioni che riportavano solo il colore dei paramenti elencati, salvo alcune eccezioni, dove i manufatti sono riconoscibili per il valore economico assegnato. Non vi è altresì traccia nei documenti dell’unico paramento che riporta una data e una dedica ricamata, né della pianeta con l’etichetta di una sartoria romana. Gli inventari parrocchiali redatti quasi sempre in occasione della visite pastorali sono poi stati associati alle relative relazioni vescovili, stese prima in latino e poi in italiano e ora conservate presso l’Archivio Diocesano di Brescia. Anche le pur accurate descrizioni contenute nelle visite pastorali non permettono di riconoscere i paramentali, ma attraverso le prescrizioni è possibile stabilire come l’incremento del patrimonio tessile di Gussago abbia avuto il suo inizio a partire dal XVII secolo, come del resto testimoniano i paramenti presenti. Dopo aver ricomposto i vari insiemi si è deciso di descriverne i trenta più interessanti, rispecchiando in qualche misura la cadenza temporale degli inventari ed escludendo gli arredi d’altare, gli stendardi, i baldacchini e le pianete isolate palesemente prodotte in serie. Valutando tipologie decorative e stato di conservazione si sono volute dare infine alcune indicazioni sulla manutenzione e la conservazione dei manufatti, attuabile attraverso azioni periodiche, per allontanare così nel tempo eventuali interventi di restauro.
L’autrice